- Gli effetti di un eventuale incidente sono talmente disastrosi per cui anche se la probabilità fosse veramente bassa il gioco non varrebbe la candela: Fukushima è lì a dimostrarlo;
- La probabilità calcolata è sicuramente sbagliata. Come sostiene Taleb, infatti, nella nota 20 che trovate qui, più remoto è un evento e meno sappiamo intorno alla sua probabilità. Non possiamo valutare alcuni rischi per cui è meglio non prenderseli.
domenica 5 giugno 2011
Perché al referendum bisogna votare contro l'installazione di centrali nucleari
E' abbastanza semplice: tutte le valutazioni dei favorevoli sono basate sul fatto che le probabilità di un incidente sono abbastanza basse per cui si può correre il rischio. In realtà, nonostante le probabilità calcolate siano basse, ci sono almeno due stringenti motivi logici per cui bisogna evitare l'installazione:
mercoledì 18 maggio 2011
Ancora sul terremoto in Giappone
Sulle previsioni statistiche intorno al terremoto Taleb ha detto la sua qui. Traduco qualcosa:
E' tempo di capire un po' di fatti sulle piccole probabilità [stupidità criminale della statistica]
La commissione nucleare giapponese ha stabilito questi obiettivi nel 2003: "il valore medio del rischio di mortalità conseguente all'esposizione alle radiazioni risultanti da un incidente in un impianto nucleare di cittadini qualunque che vivono vicino all'impianto nucleare non deve superare la probabilità di circa uno su un milione per anno (ovvero può verificarsi una volta ogni milione di anni)."
Tale politica è stata fissata solo 8 anni fa. Il loro unico incidente in un milione di anni è avvenuto solo 8 anni dopo. [...]
La scienza non può occuparsi di loro. E 'irresponsabile parlare di probabilità piccole e far affidamento su di loro, fatta eccezione per i sistemi naturali che sono stati in piedi per 3 miliardi di anni (non quelli artificiali per i quali le probabilità sono stimate teoricamente, come il settore nucleare per il quale il track record effettivo è di solo 60 anni).Certo, che si verifichi un terremoto con tsunami di quella dimensione non è cosa frequente. Ma stimare una probabilità così bassa di un evento disastroso a fronte della mappa che abbiamo qui sotto.... beh... qualcosa non torna. Forse, ancora una volta ci si è affidati a numeri che piacevano ma non a stime reali, anche perché difficilmente effettuabili.
sabato 19 marzo 2011
Disastro Giappone: improbabile non vuol dire impossibile.
Qual è la probabilità di un terremoto come quello che ha devastato il Giappone la scorsa settimana? Difficile da dire in termini esatti. Facile capire, invece, che un rischio elevato di terremoto c'è, tanti e tali sono i terremoti in Giappone, anche molto forti, che non è possibile sottovalutare la possibilità che ne capiti uno forte, fortissimo, devastante, come quello dell'11 marzo.
Forse improbabile, ma non impossibile: evento raro, ma con conseguenze devastantissime. Insomma un Cigno Nero, come l'eruzione spettacolare dell'impronunciabile vulcano islandese che lo scorso anno gettò nel caos la circolazione aerea europea per quasi due settimane.
Certo era, dopo la scossa di terremoto, lo tsunami che dopo alcuni minuti ha investito la costa, così come certi erano, data la dimensione dello tsunami i danni che si sarebbero avuti alla centrale nucleare di Fukushima. Così certi, che nessuno li aveva mai previsti, né calcolati.
Del resto, quando non si mette in conto un evento, non si mettono in conto anche le conseguenze; un terremoto di 9.0 gradi della scala Richter, era improbabilissimo. Perché perdere tempo a calcolare le eventualissime conseguenze? Uno tsunami? Sicuramente ci sarebbe, se ci fosse un terremoto di una magnitudo così grande. Ma.... meglio non pensarci, è impossibile, almeno improbabile. Proprio qui sta la causa del disastro: confondere l'improbabile con l'impossibile. La confusione si fa soprattutto laddove la probabiltà è difficilmente stimabile: la difficoltà nello stimare una probabilità intuitivamente molto bassa fa desistere dal proseguire le ricerche e gli studi e viene più facile approssimare nasometricamente a zero tale probabilità. Una volta fatto questo passaggio l'improbabile diventa impossibile. Almeno sulla carta.
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| Mappa del rischio sismico mondiale (fonte: http://www.seismo.ethz.ch/static/gshap/) |
Forse improbabile, ma non impossibile: evento raro, ma con conseguenze devastantissime. Insomma un Cigno Nero, come l'eruzione spettacolare dell'impronunciabile vulcano islandese che lo scorso anno gettò nel caos la circolazione aerea europea per quasi due settimane.
Certo era, dopo la scossa di terremoto, lo tsunami che dopo alcuni minuti ha investito la costa, così come certi erano, data la dimensione dello tsunami i danni che si sarebbero avuti alla centrale nucleare di Fukushima. Così certi, che nessuno li aveva mai previsti, né calcolati.
Del resto, quando non si mette in conto un evento, non si mettono in conto anche le conseguenze; un terremoto di 9.0 gradi della scala Richter, era improbabilissimo. Perché perdere tempo a calcolare le eventualissime conseguenze? Uno tsunami? Sicuramente ci sarebbe, se ci fosse un terremoto di una magnitudo così grande. Ma.... meglio non pensarci, è impossibile, almeno improbabile. Proprio qui sta la causa del disastro: confondere l'improbabile con l'impossibile. La confusione si fa soprattutto laddove la probabiltà è difficilmente stimabile: la difficoltà nello stimare una probabilità intuitivamente molto bassa fa desistere dal proseguire le ricerche e gli studi e viene più facile approssimare nasometricamente a zero tale probabilità. Una volta fatto questo passaggio l'improbabile diventa impossibile. Almeno sulla carta.
giovedì 24 febbraio 2011
Nord Africa: un altro Cigno Nero?
Era prevedibile la rivoluzione che da settimane infiamma il nord Africa e parte del mondo arabo? Le fiamme divampate in Tunisia, estesesi all'Algeria, all'Egitto, allo Yemen e in maniera più tragica di tutte alla Libia erano prevedibili? Si potevano prevedere le reazioni della popolazione tunisina al gesto disperato di un ambulante che non ce la fa più e si dà fuoco con la benzina? Le notizie dicono che era il secondo, un altro aveva fatto lo stesso a nello scorso dicembre. Era prevedibile che la pira umana potesse incendiare mezzo continente?
Sì, come i terremoti era prevedibile: solo il tempo in cui questo sarebbe avvenuto era incerto. Ma la cosa era terribilmente prevedibile. Solo un miope conservatorismo e la volontà di non cedere mai, neanche di fronte all'evidenza, ha spinto i governi a sparare contro i manifestanti, in Libia anche con gli aerei. Solo questa miopia conservatrice poteva far pensare che si può governare in eterno senza cambiamenti, che il mondo là fuori, quello del popolo, quello della gente comune può cambiare ma che l'arte del governo può andare avanti per quarant'anni indefessa nello stesso modo. Ma quello che è successo in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968 non è forse la stessa cosa? Cosa cercavano i rivoltosi in quelle occasioni? Pane? Libertà? Forse una cosa non esclude l'altra.
Quello che colpisce è, in questi giorni, la totale assenza di strategie di risposta da parte delle democrazie occidentali (Europa e USA. Vuol dire che non ci hanno pensato? Probabilmente l'interesse economico in quelle zone era talmente elevato che non si riusciva a pensare ad una situazione come quella attuale. Arroganza epistemica? Eventi estremi? Sì, ma vista l'importanza dell'area, andavano contemplati. Come spesso accade il cigno è bianco o nero. Dipende dagli occhi che guardano.
Sì, come i terremoti era prevedibile: solo il tempo in cui questo sarebbe avvenuto era incerto. Ma la cosa era terribilmente prevedibile. Solo un miope conservatorismo e la volontà di non cedere mai, neanche di fronte all'evidenza, ha spinto i governi a sparare contro i manifestanti, in Libia anche con gli aerei. Solo questa miopia conservatrice poteva far pensare che si può governare in eterno senza cambiamenti, che il mondo là fuori, quello del popolo, quello della gente comune può cambiare ma che l'arte del governo può andare avanti per quarant'anni indefessa nello stesso modo. Ma quello che è successo in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968 non è forse la stessa cosa? Cosa cercavano i rivoltosi in quelle occasioni? Pane? Libertà? Forse una cosa non esclude l'altra.
Quello che colpisce è, in questi giorni, la totale assenza di strategie di risposta da parte delle democrazie occidentali (Europa e USA. Vuol dire che non ci hanno pensato? Probabilmente l'interesse economico in quelle zone era talmente elevato che non si riusciva a pensare ad una situazione come quella attuale. Arroganza epistemica? Eventi estremi? Sì, ma vista l'importanza dell'area, andavano contemplati. Come spesso accade il cigno è bianco o nero. Dipende dagli occhi che guardano.
lunedì 29 novembre 2010
Debito Pubblico Italiano: come andrà a finire?
Ecco il contatore, gentilmente fornito dall'istituto Bruno Leoni, che conta, in tempo reale, l'incremento del debito pubblico italiano. In realtà è una stima spalmata linearmente sul tempo che scorre inesorabile basata sui rendiconti che mensilmente vengono pubblicati sull'argomento. Per maggiori dettagli basta cliccare sull'immagine.
Da decenni il DPI è un problema: dopo le spese allegre da fine anni '70 ai primissimi '90, il problema si è incancrenito e non si è riuscito a risolverlo. Decenni di privatizzazioni, fatte più o meno bene, sono state vendute all'italica opinione pubblica come necessarie operazioni di rientro del debito pubblico. Il passaggio da un'economia "mista" dove settore pubblico e settore privato convivevano ad una economia di mercato non è, di fatto, mai stata valutata dal popolo, perché non è mai stata proposta in termini chiari. Si è solo sottolineata la necessità di fare le privatizzazioni come passaggio obbligato verso un rientro imposto dai trattati internazionali.
In realtà, nessuno, in Italia, ha mai creduto ideologicamente al fatto che le privatizzazioni fossero necessarie per ottenere più mercato, più concorrenza e quindi migliori servizi e migliori prezzi per l'utenza, ah scusate..., per la clientela finale. Tutta la classe politica ha sempre visto nelle privatizzazioni una perdita di potere e ha sempre resistito più che poteva: golden share (ENEL, ENI, etc.), fondazioni bancarie, pseudo-privatizzazioni (FFSS, Finmeccanica, etc.) sono la longa manus della politica sull'economia e sull'intreccio di affari, spesso malaffare, che pervade ancora l'economia italiana.
Tutto questo è risultato in una mega presa in giro dell'italico investitore che sì è buttato a capofitto in quanto il governo di volta in volta proponeva con esiti, a volte, nefasti (ah, ma qui la colpa è dei mercati, dell'11 settembre, della crisi internazionale, del complotto, etc. etc.).
Certo è che
- il debito pubblico non è diminuito, e non è un problema né risolto, né in via di soluzione;
- la concorrenza è forse aumentata, non in tutti i settori, ma comunque senza portare i benefici auspicati, sia in termini di migliori servizi sia in termini di minori prezzi, anzi spesso il servizio è peggiorato ed i prezzi aumentati (vedi per esempio il caso delle FFSS, dove, a parte l'alta velocità che è un servizio pagato con ulteriori iniezioni di capitale pubblico e non con il miglioramento dell'efficienza delle FFSS, non ci sono investimenti atti a migliorare il servizio ed i costi per i clienti sono in continuo aumento).
Il contatore è lì speriamo si fermi e poi retroceda perché ci sono più entrate che uscite, se si fermasse perché nessuno vuole più concederci credito vorrebbe dire che il default è arrivato e si fermerebbe per sempre.
giovedì 7 ottobre 2010
Ubuntu - Prossima Relase: 10.10
Sono passati sei mesi e fra qualche giorno uscità la 10.10. Quando? Il 10/10/10 ovviamente......
La crisi economica è ancora lì, qualcuno dà dei numeri cercando spasmodicamente una interpretazione positiva, qualcun altro cerca di capire come uscirne. Nel completo vuoto scientifico attendiamo quale sarà il nobel per l'economia quest'anno. Vediamo chi sarà scelto dall'accademia per rappresentare la scienza economica. E così capiremo se allungare il countdown fino alla fine della crisi (puntato sul 15 settembre 2012), o lasciarlo lì dov'è.
La crisi economica è ancora lì, qualcuno dà dei numeri cercando spasmodicamente una interpretazione positiva, qualcun altro cerca di capire come uscirne. Nel completo vuoto scientifico attendiamo quale sarà il nobel per l'economia quest'anno. Vediamo chi sarà scelto dall'accademia per rappresentare la scienza economica. E così capiremo se allungare il countdown fino alla fine della crisi (puntato sul 15 settembre 2012), o lasciarlo lì dov'è.
sabato 25 settembre 2010
Cygnus Atratus - Post Scriptum
Dopo aver letto il libro ecco il mio commento pubblicato su anobii.com:
5 stelle vanno bene se si considera il libro come il post scriptum del "Cigno Nero". Commentare altrimenti il libro non ha senso. La scelta editoriale è condivisibile per quelli, come me, che l'hanno già letto e sanno di che cosa si tratta, permettendo l'acquisto separatamente. I rimandi sono continui, sia nel testo che nelle note, al libro "principale". In alcuni paesi, Stati Uniti per primo, la scelta editoriale è stata di mandare in ristampa il Cigno Nero aggiungendo questi approfondimenti alla fine, per cui chi li voleva leggere si è dovuto ricomprare anche il libro originale.
Gli approfondimenti sono abbastanza tecnici, ma non difficilissimi. Taleb, inoltre, si toglie qualche sassolino dalle scarpe (e come criticarlo, vista la supponenza con cui l'accademia economica l'ha trattato e continua a trattarlo), anche un po' arrogantemente ma sempre in maniera divertita e divertente.
Nella sostanza non aggiunge nulla al Cigno Nero, ma a me è piaciuto lo stesso. Da evitare se non si è già letto l'altro, diventa incomprensibile.
5 stelle vanno bene se si considera il libro come il post scriptum del "Cigno Nero". Commentare altrimenti il libro non ha senso. La scelta editoriale è condivisibile per quelli, come me, che l'hanno già letto e sanno di che cosa si tratta, permettendo l'acquisto separatamente. I rimandi sono continui, sia nel testo che nelle note, al libro "principale". In alcuni paesi, Stati Uniti per primo, la scelta editoriale è stata di mandare in ristampa il Cigno Nero aggiungendo questi approfondimenti alla fine, per cui chi li voleva leggere si è dovuto ricomprare anche il libro originale.
Gli approfondimenti sono abbastanza tecnici, ma non difficilissimi. Taleb, inoltre, si toglie qualche sassolino dalle scarpe (e come criticarlo, vista la supponenza con cui l'accademia economica l'ha trattato e continua a trattarlo), anche un po' arrogantemente ma sempre in maniera divertita e divertente.
Nella sostanza non aggiunge nulla al Cigno Nero, ma a me è piaciuto lo stesso. Da evitare se non si è già letto l'altro, diventa incomprensibile.
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